
Nemmeno lontanamente posso pensare di descrivere quello che ho visto in pochi giorni (ed è solo una minima parte della Grande Santa Russia): consiglio spassionatamente di farsi regalare da qualche benefattore un viaggio fin là per vedere di persona!
Provo lo stesso, però, a mettere giù qualche riga..
San Pietroburgo? Più di cinque milioni di abitanti, attraversata da un fiume (Neva) che prima di sfociare nel Golfo di Finlandia si suddivide in una miriade di canali, rendendo la città un reticolo di cento isole collegate da settecento ponti e ponticelli..
Capitale della Russia degli zar, punto d’incontro tra Oriente ed Occidente, custode di memorie gloriose, di ricchezze inestimabili (basta pensare a ciò che c’è nel solo Hermitage), doveva essere la finestra sull’Europa ma fu anche il punto di partenza della Rivoluzione d’Ottobre e della Rivoluzione del 1917.
Per un povero prete abituato alle distanze e agli spazi urbanistici standard della pianura padana, l’impatto è stato da togliere il fiato:
in una qualsiasi delle piazze di San Pietroburgo ci starebbe comodamente tutto Casale Cremasco comprese le cascine…
Toglie il fiato anche l’impatto con l’atmosfera russa: onnipresente l’odore di cherosene, degli scappamenti di automobili anzianotte e malridotte, incolonnate in un traffico così caotico che a Roma non se lo sognano neanche.
Annoto (fra le tantissime cose che ricordo) una sola esperienza.
Una periferia anonima e quasi “normale”, un mattino piuttosto uggioso e freddo, la chiesa di una delle due sole parrocchie cattoliche in tutta la città, due frati francescani italiani che devono seguire anche altre attività fuori città (che per loro significa un centinaio abbondante di chilometri fuori città!).
La chiesa è bruttina ma sembra comunque una chiesa: entro nel portone e c’è una portineria; percorro un corridoio con diverse porte chiuse però, immagino, alla fine entrerò in una qualche navata; invece c’è una rampa di scale e, sopra, altre scale e altre porte.. quella che dall’esterno è una chiesa, all’interno è un condominio!
Concelebro la Messa nella vera chiesa, al quarto piano, un loft nemmeno tanto grande: pochi metri sopra di me la crociera della volta centrale è decorata con una semplice piatta croce di lampadine. Non ci sono gli ori e i colori solenni di ogni altra chiesa della città, ma solo una tempera grigia uniforme, con qualche tubo dipinto di azzurro che buca e attraversa i muri lisci. Non c’è il profumo dell’incenso ma l’odore stantio e un po’ scostante di ambienti chiusi e vecchi. Non ci sono marmi e stucchi ma intonaco liscio e uniforme e legno grezzo come pavimento. Ma l’intensità con cui ho vissuto quella celebrazione non ha paragone. Posso solo immaginare cosa sia avvenuto dentro e fuori quei muri (i frati ne hanno dato alcune immagini, da rabbrividire); quanto sia costato ai cristiani cattolici e ortodossi riconquistare i loro spazi sacri, resi ancora più sacri dal sangue versato nelle persecuzioni; quanto costi ancora oggi…
Troppe parole: non sono sociologo e capisco di non potermi addentrare in questi argomenti. Ma lì ho capito - più che altrove - cosa significhi veramente Corpo spezzato e Sangue versato.
Mosca? Quasi undici milioni di abitanti, sessanta teatri, quattromila biblioteche, cento musei… la collina del Cremlino, cuore della città, da cui partono a raggiera viali amplissimi che puntano in ogni direzione a loro volta collegati da un anello stradale, cerchio quasi perfetto composto da sedici corsie in pieno centro, quindici linee di metropolitana e non so quante fermate… i cosiddetti Grattacieli di Lenin, ognuno dei quali (800 appartamenti) può contenere tutta la gente di San Benedetto…
Ogni cosa a Mosca è così dilatata che non trovo parole adeguate per descrivere ciò che riesco a ricordare.
Il silenzio d’altronde è l’unico modo per gustare la santa e ortodossa Russia, quella delle cupole d’oro e dei monasteri, delle icone antichissime e bellissime custodite
nelle iconostasi o nei musei. Come fare a descrivere meraviglia, ammirazione e smarrimento tutto insieme? (ah, la Cattedrale dell’Assunzione del Cremlino…!)
È un’esperienza inquietante, nella grandezza e magnificenza del passato regime, nei contrasti a volte anche stridenti che passano davanti agli occhi… non per nulla il motivo più fischiettato tra noi era quello del film “Il compagno don Camillo” e la battuta più usata rispecchiava le parole di Peppone e dei suoi alle prese con il “punto x del programma, il prossimo è..”.
Ma è assolutamente da provare!

1 commento:
Naturalmente posso dliungarmi via e-mail su aspetti particolari o su curiosità.. se qualcuno ne abbia da chiedere.
DonAle
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