CUSTODI
richiama l'impegno di "custodire", preservare, proteggere, difendere... anche rinchiudere? Perchè - per custodire qualcosa - occorre anche trattenerlo, nasconderlo, metterlo in cassaforte.
Però le letture suggeriscono che è una custodia per la libertà. Come conciliare il custodire con il lasciare libero? Curioso contrasto, intrigante provocazione, interessanti sviluppi.
Uno degli approfondimenti potrebbe essere riguardo al mio modo di vivere/sperimentare le relazioni con le persone.
La tentazione sarebbe quella di custodire le persone che mi sono care: tenerle a portata di mano, trat-tenerle, dominarle.. possederle. In nome di una custodia, di una malintesa affezione, di un nascosto latente egoismo in fondo.
Ma la libertà da salvaguardare mi porta a guardare oltre questa tentazione, a considerare la custodia in un modo altro (divino, evangelico). Per la libertà mia, prima di tutto: libertà del pastore/padre/custode dalla smania di possedere, gestire le persone affidate come se fossero cose o oggetti; trattenere con gelosia nomi, volti e storie come se fossero possedimenti personali, e non doni del Signore. Per la libertà altrui: libertà di essere chi si è veramente e non chi io ritenga meglio; libertà di seguire ognuno la propria vocazione senza condizionamenti..
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