8.10.07

Domenica 7 ottobre

La prima lettura della domenica appena vissuta:

Silenzio di Dio e sgomento dell’uomo. Violenza del mondo e apparente inattività di Dio.
Un grido. Una risposta: Scrivi! Incidi! Parole che rimangano scolpite e chiare per sempre! Vere oggi e mai false.
Il nostro Dio si rivela, agisce con mano potente, parla con voce forte e, spesso, con parole taglienti.
Ma, anche, tace.
Non è che faccia silenzio lui. Forse siamo noi non in grado di percepire la sua voce, non sintonizzati sulla sua lunghezza d’onda. E, forse, a volte è meglio così: lasciando uscire la voce del nostro cuore possiamo imparare meglio chi siamo veramente, senza continuamente nasconderci a noi stessi. Se ne nasce paura e sgomento, meglio. Vuol dire che anche nel suo apparente silenzio, Dio ci sta e-ducando, ci sta traendo-fuori dalla nostra miseria/povertà.

«Padre celeste!
In molti modi tu parli a un uomo: Tu, l’unico che hai sapienza e intelligenza, vuoi tuttavia renderti comprensibile a lui.
Tu parli anche quando taci: perché parla anche colui che tace, per provare l’amato; parla anche colui che tace, affinché l’ora del capire sia tanto più intima quando essa verrà.
Padre celeste, non è forse così?
Oh, quando tutto tace, quando un uomo se ne sta solo e abbandonato e più non sente la tua voce, allora forse per lui è come se la separazione dovesse essere eterna.
Oh, nel tempo del silenzio, quando un uomo languisce nel deserto e non sente la tua voce: allora è forse per lui come se essa fosse quasi del tutto svanita.
Padre celeste, è ben questo il momento del silenzio, dei confidenziali colloqui.
Così, fa’ che sia benedetto anche questo tuo silenzio come ogni parola che rivolgi all’uomo; che egli non dimentichi che tu parli anche quando taci.
Donagli, mentre è in attesa di te, la consolazione di capire che tu taci per amore, così come parli per amore; di modo che, sia che tu taccia o parli, sei sempre il medesimo Padre, sia che ci guidi con la tua voce o ci educhi col tuo silenzio.»

S. Kierkegaard

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