“Si ascolta con tutta la persona. Si ascolta con l’udito, raccogliendo le parole, ponti costruiti per unire le rive che ci separano, e raccogliendo i silenzi, quelli che a volte gridano con il loro scomodo fragore perché sanno di solitudine, ingiustizia e agonia di persone e di paesi interi.”
Un libretto, messo quasi per caso tra le “cose da portare a Roma, ché non si sa mai”, riapre la riflessione sull’ascolto, oggi che torno a Rebibbia dopo tre settimane, e reimmette il mio ministero in questa dimensione quotidiana e feriale ma tanto vera. Non ho dimenticato, stando a Crema, i volti, le parole e gli sguardi di chi ho incontrato nei primi tre mesi di “galera”, così come non potrò dimenticare, a Roma, tutti coloro che mi sono venuti incontro nel tempo delle feste.
“Ascoltate, oggi, la sua voce!” (Sal 94): solo che questo salmo viene proposto dalla Liturgia come prima parola da pronunciare nella preghiera e nella vita quotidiana…ogni santo giorno. Ogni giorno diventa l’oggi in cui Dio mi parla, ogni oggi vengo invitato a vivere nell’ascolto e ad ascoltare per vivere degnamente.
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